Verso una felicità razionale: città e tecnica dall’utopismo del Movimento Moderno alla distopia di Eugenij Zamjátin

Margherita Fontanella

Resumo


La città del primo Movimento Moderno (anni ‘20) viene letta come nuova “esperienza del possibile” sul fronte della politica e dell’urbanistica. Tecnica e scienza si caratterizzano in essa come fondamentali strumenti di rifondazione dell’intera vita urbana.
Tale utopismo “realizzato” viene confrontato con la città distopica immaginata dallo scrittore russo Eugenij Zamjàtin nel romanzo Noi. La necessità di creare un’alternativa urbana dai caratteri sociali prima che estetici differenti dalla città ottocentesca è infatti altrettanto presente nella sua distopia. Scienza e tecnica appaiono però in Zamjàtin, diversamente dalla lettura razionalista, strumenti temibili. Fonte di fascinazione per la potenza creativa che esprimono, possono essere altrettanto distorti da un uso retorico e acritico, da cui la deriva totalitaria descritta nella vicenda dello Stato Unico.


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