Ideali di un’arte di vivere: dal Decameron al Cortegiano

Maria Teresa Ricci

Resumo


Boccaccio è spesso citato da Castiglione nel suo Libro del Cortegiano, dapprima per la scelta della lingua e poi soprattutto nel secondo libro dove si tratta delle burle. Il Decameron è qui chiaramente presente. Se consideriamo la stessa « cornice » delle due opere si possono rilevare delle similitudini.  In entrambi i casi, si delinea l’espressione di un’ideale di vita « cortese » : nel primo caso un gruppo di giovani, la brigata,  composto per lo più di donne, realizza un’arte di vivere  sfuggendo alla morte, alla peste, che rappresenta così il punto di partenza dell’opera; nel secondo caso una compagnia  di gentiluomini, composta di uomini e donne, si riunisce nel palazzo ducale di Urbino sfuggendo al mondo reale, alle vicende di quella « povera Italia » di cui Castiglione preferisce non parlare (« meglio è passar con silenzio quello che senza dolor ricordar non si po », I, 43). Si tratterà dunque di analizzare a partire dalla cornice stessa delle opere come sulla base dall’esperienza storica vengano espressi un’opposizione alla realtà (in entrambi i casi un mondo in dissolvimento) e il bisogno di creare un mondo altro, ameno,  dove si imponga un’arte di vivere – di cui è partecipe anche la « donna »- fondata sul gioco, la conversazione, il diletto, la cortesia.


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